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Modernizzazione delle truppe di terra

Modernisierung der Bodentruppen

Panoramica

L’Ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs) mira ad adeguare la struttura dell’esercito alla situazione di minaccia attuale e prevedibile. La sua attuazione è stata avviata a inizio 2018. La prossima fase importante è il rinnovo dei mezzi per la protezione della Svizzera dalle minacce aeree. Parallelamente è in corso il rafforzamento della ciberdifesa dell’esercito. Nei prossimi 15 anni anche le truppe di terra dovranno essere modernizzate. A tal fine, su richiesta del DDPS, il 15 maggio 2019 il Consiglio federale ha adottato la seguente decisione di principio: le capacità dell’esercito saranno adeguate maggiormente alle forme di conflitto ibride, sia nel quadro dell’appoggio delle autorità civili che della difesa in un conflitto armato. Per quanto riguarda l’equipaggiamento delle formazioni d’impiego, si punterà maggiormente a sistemi mobili, modulari e standard.

Alla base di tale decisione di principio vi è il rapporto elaborato dal DDPS sul futuro delle truppe di terra (disponibile in tedesco e francese), di cui il Consiglio federale ha preso atto.

Finanziamento mediante il budget dell’esercito

L’orientamento a lungo termine delle truppe di terra a cui mira il Consiglio federale richiede investimenti compresi tra i 5,5 e i 6 miliardi di franchi e può essere attuato con le risorse finanziarie già previste dal Consiglio federale per l’esercito. Il Consiglio federale intende conciliare l’ulteriore sviluppo delle truppe di terra con il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo. In linea con le proprie decisioni del passato, il Consiglio federale prevede di finanziare i rinnovi mediante il budget dell’esercito. Per quanto riguarda il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo e per le rimanenti parti dell’esercito, per il periodo 2023-2032 prevede circa 1,5 miliardi di franchi l’anno. Attualmente il budget dell’esercito prevede circa 1 miliardo di franchi l’anno per questo tipo di investimenti. Per quanto riguarda l’importo rimanente, il Consiglio federale ha concesso all’esercito un tasso di crescita reale dell’1,4 per cento l’anno per i prossimi limiti di spesa.

 

FAQ

Decisioni del Consiglio federale

Il 15 maggio 2019 il Consiglio federale ha incaricato il DDPS di procedere alla modernizzazione delle truppe di terra, in linea con il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo e con il seguente orientamento a lungo termine: le capacità dell’esercito saranno orientate maggiormente alle forme di conflitto ibride, sia nel quadro dell’appoggio a favore delle autorità civili sia nell’ambito della difesa in un conflitto armato. Per quanto riguarda l’equipaggiamento delle formazioni d’impiego, si punterà maggiormente a sistemi mobili, modulari e standard. Il vantaggio di questo orientamento a lungo termine consiste nel fatto che, per le truppe di terra, la priorità sarà data in prima linea alle capacità fondamentali per i conflitti ibridi. In questo modo le truppe saranno ben preparate per affrontare impieghi in zone edificate, ovvero una delle caratteristiche principali del nostro Paese. In questo modo l’esercito rinuncerà tuttavia a una buona parte della capacità della truppa di condurre una difesa mobile al di fuori di strade e sentieri. Il Consiglio federale ritiene che ciò sia giustificato poiché si presuppone che un avversario agisca a distanza contro le formazioni impiegate in questo modo – sia per quanto riguarda la ricognizione che il combattimento.

L’orientamento a lungo termine delle truppe di terra a cui mira il Consiglio federale richiede investimenti compresi tra i 5,5 e i 6 miliardi di franchi e può essere attuato con le risorse finanziarie già previste dal Consiglio federale per l’esercito. Il Consiglio federale intende conciliare l’ulteriore sviluppo delle truppe di terra con il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo. In linea con le proprie decisioni del passato, il Consiglio federale prevede di finanziare i rinnovi con il budget dell’esercito. Per quanto riguarda il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo e per le rimanenti parti dell’esercito, per il periodo 2023-2032 prevede circa 1,5 miliardi di franchi l’anno. Attualmente il budget dell’esercito prevede circa 1 miliardo di franchi l’anno per questo tipo di investimenti. Per quanto riguarda l’importo rimanente, il Consiglio federale ha concesso all’esercito un tasso di crescita reale dell’1,4 per cento l’anno per i prossimi limiti di spesa. Inoltre, l’esercito dovrà stabilizzare le uscite per l’esercizio affinché tale aumento sia a disposizione in prevalenza per gli investimenti destinati all’armamento.

Rapporto sul futuro delle truppe di terra

Il DDPS ha esaminato tre possibili opzioni per sviluppare ulteriormente le truppe di terra negli anni 2020 e nei primi anni 2030. In linea di principio, tutte e tre le opzioni mirano a garantire un profilo delle capacità simile, con differenze nel tipo di minaccia su cui si concentrano principalmente le truppe di terra e nella definizione delle capacità.  

Con l’opzione 1 le capacità sarebbero maggiormente orientate ai conflitti armati tra Stati, ma l’esercito continuerebbe a disporre – come oggi – delle capacità necessarie per contrastare in modo deciso ed efficace anche attori irregolari al di sotto della soglia di un attacco armato. In caso di conflitto armato, le truppe di terra sarebbero in grado di difendere con grande autonomia e per periodi di tempo più lunghi. Si otterrebbe inoltre un buon livello di efficienza anche nell’adempimento di compiti di protezione in caso di inasprimento delle tensioni. Una volta raggiunto il limite della durata d’utilizzazione, i mezzi meccanizzati verrebbero sostituiti da sistemi moderni dello stesso tipo al fine di mantenere la classica capacità di duello delle formazioni meccanizzate. Il grande numero di mezzi pesanti garantirebbe così anche un elevato effetto deterrente nei confronti di forze convenzionali. Anche le formazioni che sarebbero destinate soprattutto a compiti di protezione verrebbero dotate di veicoli ben protetti. La capacità di fornire appoggio alle autorità civili nell’ambito dell’aiuto in caso di catastrofe resterebbe invariata rispetto a oggi.

Questa opzione richiederebbe investimenti per circa 10 miliardi di franchi al fine di sostituire l’attuale flotta di mezzi pesanti con un grande numero di nuovi veicoli dello stesso tipo, tra cui numerosi veicoli cingolati e speciali. In futuro le spese d’esercizio annuali nel campo dei sistemi delle truppe di terra, per il materiale di ricambio e il fabbisogno di manutenzione nonché per le munizioni e il carburante, ammonterebbero – dal punto di vista odierno – a circa 230 milioni di franchi, ossia circa 25 milioni in più rispetto a oggi.

Con questa opzione le capacità delle truppe di terra sarebbero ancora più orientate ai mutamenti delle forme di conflitto rispetto a quanto previsto dalla prima opzione. In un contesto di tensione, potrebbero essere contrastate efficacemente soprattutto le minacce non convenzionali, al fine di evitare un’escalation della situazione. Se ciò non fosse possibile, le formazioni a struttura modulare potrebbero passare rapidamente dai compiti di protezione alla difesa da un attacco armato. Le truppe di terra potrebbero essere assemblate specificamente per i singoli impieghi, ma già nella struttura di base disporrebbero delle capacità necessarie per far fronte a un’eventuale escalation. Rispetto all’opzione 1, il livello di protezione delle «formazioni pesanti» e la loro capacità d’imporsi nei confronti di forze convenzionali sarebbero leggermente inferiori, in particolare quando si tratta di recuperare in modo convenzionale il terreno perduto. Con sistemi più leggeri ma sempre ben protetti e al contempo più mobili e versatili, l’esercito sarebbe tuttavia maggiormente orientato al contesto d’impiego, il che avrebbe effetti positivi sia sull’appoggio a favore delle autorità civili in caso di tensioni sia sull’adempimento del compito di difesa in un conflitto armato. Si è invece ampiamente rinunciato alla capacità di condurre una difesa mobile contro forze armate convenzionali al di fuori di strade e sentieri.

Per attuare questa opzione sarebbero necessari investimenti compresi tra i 5,5 e i 6 miliardi di franchi circa al fine di armonizzare in via prioritaria le piattaforme protette. In futuro le spese d’esercizio annuali nel campo dei sistemi delle truppe di terra, per il materiale di ricambio e il fabbisogno di manutenzione nonché per le munizioni e il carburante, ammonterebbero – dal punto di vista odierno – a circa 205 milioni di franchi, un importo pressoché identico a quello attuale.

Le capacità verrebbero definite in modo analogo a quanto previsto dall’opzione 2; in più verrebbe migliorata la capacità di resistenza aumentando l’effettivo regolamentare da 100 000 a 120 000 militari. Con le truppe supplementari sarebbe possibile svolgere impieghi più lunghi o aumentare l’effetto protettivo. Il conseguente miglioramento delle prestazioni nell’adempimento dei compiti di protezione sarebbe particolarmente importante in caso di aumento delle tensioni, quando si tratta di proteggere le infrastrutture critiche da minacce non convenzionali anche per lunghi periodi di tempo. Ciò garantirebbe, rispetto alle altre due opzioni, una maggiore efficienza dell’appoggio a favore delle autorità civili.

Per quanto riguarda gli investimenti, a seconda dell’equipaggiamento di queste truppe supplementari sarebbero possibili due subopzioni: 6–6,5 miliardi di franchi se fosse previsto soltanto l’equipaggiamento personale oppure 8–9 miliardi di franchi qualora tali truppe fossero equipaggiate anche con materiale di corpo e veicoli. Senza questo equipaggiamento supplementare, con l’aumento dell’effettivo potrebbe essere incrementata esclusivamente la capacità di resistenza, mentre un equipaggiamento completo consentirebbe per esempio di impiegare le truppe supplementari anche per compiti di protezione.

Le spese d’esercizio annuali aumenterebbero a seconda del tipo delle forze supplementari da creare. Se l’aumento degli effettivi servisse solo ad accrescere la capacità di resistenza negli impieghi di più lunga durata, bisognerebbe prevedere spese d’esercizio pari a 225 milioni di franchi l’anno. Se invece i 20 000 militari supplementari venissero equipaggiati come forze medie, le spese d’esercizio annuali salirebbero a 300 milioni di franchi.

Il Consiglio federale ritiene che l’opzione 2 rappresenti un approccio adeguato per sviluppare ulteriormente le truppe di terra tenendo conto della minaccia e del contesto d’impiego. L’accento verrebbe posto soprattutto sulla capacità di adattamento, fondamentale nei conflitti ibridi. I costi previsti consentirebbero inoltre di adottare, per un periodo di tempo più lungo, misure volte a rinnovare anche le altre parti dell’esercito.

Dal punto di vista militare, nel rapporto l’opzione 3 viene considerata la migliore poiché, rispetto all’opzione 2, garantirebbe una flessibilità ancora maggiore grazie alle formazioni supplementari. Secondo il DDPS, tuttavia, al momento non vi è motivo di procedere già a un nuovo aumento dell’effettivo dopo averlo ridotto nel quadro dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs). Se ciò dovesse rivelarsi necessario, esistono apposite basi legali.

Per poter continuare ad adempiere i propri compiti anche in futuro, l’esercito – comprese le truppe di terra – deve costantemente adeguarsi: alla minaccia, al contesto d’impiego, al progresso tecnologico e, non da ultimo, al quadro finanziario e politico. Sono soprattutto tre i fattori che hanno reso necessaria la stesura di un rapporto sul futuro delle truppe di terra:

  • la minaccia è diventata più complessa: i conflitti odierni sono caratterizzati da una moltitudine di attori e forme di azione, i confini tra pace e guerra stanno scomparendo e le truppe di terra vengono dispiegate in uno spettro di escalation sempre più ampio;
  • le truppe di terra sono impiegate con sempre maggiore frequenza nelle città e negli agglomerati: nell’Altopiano svizzero non c’è praticamente più spazio per azioni su larga scala con grandi formazioni meccanizzate, il che si ripercuote sui mezzi e sull’organizzazione delle truppe di terra;
  • nei prossimi dieci anni la maggior parte dei sistemi principali delle truppe di terra raggiungerà il limite della durata d’utilizzazione: se tali sistemi venissero messi fuori servizio senza essere sostituiti, le truppe di terra perderebbero praticamente tutte le loro capacità attuali e, pertanto, non potrebbero più adempiere i loro compiti.

Per l’elaborazione del rapporto, il capo dell’esercito ha istituito un gruppo di esperti composto da rappresentanti dei pertinenti ambiti specialistici dell’esercito, di armasuisse e della Segreteria generale del DDPS. Il rapporto è stato elaborato con la supervisione del capo dello Stato maggiore dell’esercito e sotto la direzione del comandante delle Forze terrestri.

Il rapporto sul futuro delle truppe di terra e quello sulla difesa aerea del futuro sono strettamente coordinati tra loro e, insieme, costituiscono la base concettuale per una attuazione coerente dell’USEs nei prossimi dieci anni.

A differenza del rapporto sulla difesa aerea del futuro, tuttavia, il rapporto sul futuro delle truppe di terra non è incentrato su un programma d’armamento, bensì indica l’orientamento da seguire nell’ambito dei progetti di acquisto e delle misure volte al mantenimento del valore e al prolungamento della durata d’utilizzazione dei sistemi al suolo nei prossimi 15 anni. Inoltre, non spiega soltanto l’ulteriore sviluppo delle truppe di terra in senso stretto, ma descrive anche le numerose interdipendenze all’interno del sistema esercito, in particolare con le capacità in ambito elettronico (incluso l’ambito ciber) e nello spazio aereo.

Scenari

Negli ultimi anni in Europa si è registrato, nel complesso, un peggioramento della situazione in materia di politica di sicurezza. Oltre che dal persistente pericolo rappresentato dal terrorismo, oggi la percezione della minaccia è influenzata soprattutto dai cosiddetti conflitti ambigui o ibridi. In genere, fino a qualche anno fa si distingueva ancora tra conflitti condotti con mezzi e metodi convenzionali o non convenzionali, tra attori regolari e irregolari nonché tra approcci e rapporti di forza simmetrici e asimmetrici. In futuro, invece, potrebbe verificarsi sempre più spesso una mescolanza tra tutte queste forme, dando luogo a una combinazione di tipi di conflitto e di attori da cui scaturirà una minaccia difficile da gestire. Gli aggressori mireranno a destabilizzare e a paralizzare uno Stato e la sua società a livello interno – in segreto oppure apertamente – al fine di raggiungere i propri obiettivi, per quanto possibile, senza l’uso aperto di mezzi militari. Si eviterà il più possibile uno scontro diretto con l’esercito del difensore e, in genere, un attacco convenzionale aperto con forze militari avrà luogo – sempre che l’attacco venga sferrato – solo se la controparte non dispone più di una difesa coordinata o se i rapporti di forza sono favorevoli all’aggressore. In linea di principio, lo scopo sarà quello di raggiungere gli obiettivi strategici senza un uso aperto – oppure con un uso limitato – della forza militare convenzionale.

In caso di minaccia ibrida c’è ancora la possibilità che vengano utilizzate formazioni militari regolari e che combattono in modo convenzionale, allo scopo di ottenere un effetto deterrente o di giungere a una decisione nel quadro di un conflitto militare. Formazioni regolari dotate di blindati e artiglieria potrebbero per esempio schierarsi al confine e minacciare ulteriormente uno Stato già destabilizzato a livello interno da violenze persistenti e su larga scala. Potrebbero inoltre essere utilizzate per creare un fatto compiuto già all’inizio di un conflitto mediante un’azione a sorpresa. Pertanto, anche in futuro sarà fondamentale, per un difensore, disporre delle capacità necessarie per contrastare un attacco armato tradizionale. 

I conflitti moderni non si svolgono più solo al suolo e in aria, ma anche nello spazio elettromagnetico e nel ciberspazio nonché nel cosmo e – come in passato, ma attraverso nuovi canali di comunicazione – nello spazio dell’informazione. Le nuove forme di guerra, come per esempio i ciberattacchi, non hanno tuttavia soppiantato quelli tradizionali, bensì li completano e li potenziano. Le truppe di terra saranno essenziali anche nei conflitti futuri poiché spesso rappresentano l’unico modo per giungere a una decisione, in quanto vengono impiegate là dove la popolazione vive e lavora.  

Una sfida che riguarda in particolare le truppe di terra è rappresentata dal fatto che gli impieghi futuri si svolgeranno principalmente in aree edificate. In Svizzera la superficie e la densità d’insediamento sono in costante aumento e ormai nell’Altopiano non esistono praticamente più aree non edificate che potrebbero essere adatte per azioni su larga scala condotte da grandi formazioni meccanizzate. Inoltre, oggi l’esercito non viene più impiegato solo a scopo di combattimento in conflitti tra Stati, bensì – come appoggio sussidiario alle autorità civili – anche per far fronte a sfide di minore entità in materia di politica di sicurezza e per prestare aiuto alla popolazione civile. In tale contesto, le truppe di terra sono una parte centrale dell’esercito, di cui costituiscono l’elemento più visibile, e vengono utilizzate là dove la popolazione vive e lavora. Queste truppe operano quindi sotto la costante osservazione dei media nonché in condizioni complesse dal punto di vista giuridico e in stretta collaborazione con forze di soccorso o di sicurezza civili.

Il promovimento militare della pace è un importante compito dell’esercito. Il rapporto sul futuro delle truppe di terra mostra in che modo verranno ulteriormente sviluppate le truppe di terra, con una contemporanea e deliberata rinuncia a una nuova ponderazione dei compiti dell’esercito e a una ridefinizione del suo profilo prestazionale. Le capacità delle truppe di terra che dovranno essere sviluppate andranno anche a vantaggio del promovimento della pace.  

Ci saranno notevoli ripercussioni sullo sviluppo delle capacità dell’esercito, sulla sua organizzazione, sulle procedure d’impiego e, non da ultimo, sul materiale. Negli anni 2020 e nei primi anni 2030, ossia nello stesso periodo in cui dovranno essere rinnovati anche i mezzi per la protezione dello spazio aereo, numerosi sistemi principali delle truppe di terra raggiungeranno il limite della loro durata d’utilizzazione. Già nei prossimi anni dovranno essere messi fuori servizio i cacciacarri 90, il che ridurrà le capacità dell’esercito per quanto riguarda la difesa anticarro a lunga gittata. Inoltre, verranno meno gli oltre 500 carri armati granatieri ruotati 93, che rappresentano uno dei sistemi principali della fanteria, nonché gli oltre 300 veicoli d’esplorazione 93, che costituiscono il sistema principale delle formazioni di esplorazione. Infine, a metà degli anni 2020 raggiungerà il limite della durata d’utilizzazione prevista anche l’obice blindato M-109, inclusi i relativi proiettili di 15,5 cm. Al sistema dell’artiglieria appartengono inoltre i veicoli cingolati da trasporto, risalenti agli anni 1960, e i carri armati granatieri M-113, tuttora impiegati non solo dall’artiglieria come carri armati di direzione del fuoco e carri armati di comando, ma anche dal genio come carri armati di sminamento e per zappatori carristi. Anche questi veicoli, di cui l’esercito possiede diverse centinaia di unità, sono obsoleti e non garantiscono più una protezione efficace. Nei primi anni 2030 anche il carro armato da combattimento 87 Leopard, che costituisce il sistema principale delle truppe blindate, e poco dopo il carro armato granatieri 2000 (purché, come programmato, nei prossimi anni si proceda al mantenimento del valore di questo veicolo) giungeranno al limite della durata d’utilizzazione prevista, insieme a un’ottantina di veicoli speciali basati sul carro armato granatieri ruotato Piranha. Molti di questi sistemi hanno già oggi un valore militare ridotto e, in caso di conflitto armato con un avversario dotato di mezzi moderni, non sarebbero praticamente più impiegabili in modo efficace.

Il fatto che un numero così elevato di sistemi principali raggiunga contemporaneamente il limite della durata d’utilizzazione rappresenta una sfida per quanto riguarda il finanziamento del sistema complessivo, ma offre anche l’opportunità di orientare l’intero profilo delle capacità dell’esercito ai mutamenti delle forme di conflitto. Si tratta pertanto di valutare quali sono le capacità di cui l’esercito dovrà disporre in futuro per adempiere i propri compiti e quali sistemi – necessari per garantire tali capacità – dovranno essere sostituiti o acquistati ex novo.  

Non è possibile e non avrebbe nemmeno senso sostituire tutti i sistemi che raggiungono il limite della durata d’utilizzazione. Occorre tuttavia garantire che le truppe di terra continuino a disporre delle capacità di cui hanno bisogno per adempiere i loro compiti.

Per evitare lacune a livello di capacità occorrerà quindi adottare diverse misure finalizzate al mantenimento del valore o al prolungamento della durata d’utilizzazione, in modo da mantenere in servizio i sistemi finché essi non saranno sostituiti da nuovi sistemi conformi all’orientamento del sistema complessivo.  

Finanziamento

Per il periodo 2023–2032, ovvero a partire dal momento in cui il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo inciderà sui costi, il fabbisogno di rinnovamento dell’Esercito svizzero ammonta a circa 19 miliardi di franchi per il sistema complessivo. Mediante misure di rinuncia e di risparmio è possibile ridurre tale fabbisogno a 15 miliardi di franchi.

Gli acquisti non potrebbero essere interamente finanziati con un budget dell’esercito di 5 miliardi l’anno. L’orientamento a lungo termine delle truppe di terra a cui mira il Consiglio federale, con un fabbisogno di investimenti compreso tra i 5,5 e i 6 miliardi di franchi, e il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo possono tuttavia essere attuati con le risorse finanziarie già previste dal Consiglio federale per l’esercito. Il Consiglio federale intende conciliare l’ulteriore sviluppo delle truppe di terra con il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo. In linea con le proprie decisioni del passato, il Consiglio federale prevede di finanziare i rinnovi con il budget dell’esercito. Per quanto riguarda il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo e per le rimanenti parti dell’esercito, per il periodo 2023-2032 prevede circa 1,5 miliardi di franchi l’anno. Attualmente il budget dell’esercito prevede circa 1 miliardo di franchi l’anno per questo tipo di investimenti. Per quanto riguarda l’importo rimanente, il Consiglio federale ha concesso all’esercito un tasso di crescita reale dell’1,4 per cento l’anno per i prossimi limiti di spesa. Inoltre, l’esercito dovrà stabilizzare le uscite per l’esercizio affinché tale aumento sia a disposizione in prevalenza per gli investimenti destinati all’armamento.

Non è un’opzione percorribile rinviare a un periodo successivo al 2032 tutti i progetti che non possono essere realizzati negli anni 2020, poiché altrimenti si andrebbe incontro a un contraccolpo finanziario che comporterebbe, tra le altre cose, l’impossibilità di procedere ai rinnovi necessari per gli anni 2030. Anche dopo il 2032 sono da prevedere lacune a livello di capacità quando determinati sistemi raggiungeranno il limite della durata d’utilizzazione, ed è pertanto necessario sviluppare nuove capacità tenendo conto del progresso tecnologico nonché delle esigenze militari e di quelle relative alla politica di sicurezza.  

Ulteriore modo di procedere

Il capo del DDPS informerà le Commissioni della politica di sicurezza del Parlamento, il quale tuttavia non è tenuto ad adottare una decisione di principio. Il DDPS è stato incaricato dal Consiglio federale di pianificare l’ulteriore sviluppo delle truppe di terra conformemente all’opzione 2. Questa decisione di principio si ripercuoterà sui programmi d’armamento dei prossimi 15 anni. Il Parlamento deve approvare di volta in volta il limite di spesa quadriennale dell’esercito, il budget annuale nonché gli acquisti concreti nel quadro dei programmi d’armamento, anch’essi annuali.  

Per poter attuare le necessarie misure di rinnovo nel rispetto del quadro finanziario sono previste tre fasi con priorità diverse.  

Priorità nella pianificazione degli investimenti in tre fasi
Fase 1: fino al 2022 Fase 2: 2022–2032 Fase 3: dopo il 2032

Attuazione dell’USEs;

misure preparatorie in vista del rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo.

Rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo;

ampliamento delle capacità di ciberdifesa;

misure per un adeguato mantenimento delle capacità delle truppe di terra e delle altre parti dell’esercito.

Consolidamento del sistema complessivo.
Crediti di preventivo con incidenza sui finanziamenti destinati al materiale d’armamento per un totale di circa 0,95–1,20 miliardi di franchi l’anno. Circa 15 miliardi di franchi, di cui al massimo 8 per i mezzi destinati alla protezione dello spazio aereo e circa 7 per tutte le altre parti dell’esercito. Limite di spesa aperto.

In una prima fase, ancora prima del rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo, occorre investire per far sì che sia innanzitutto possibile mantenere e ampliare le relative capacità (per es. investimenti nella sorveglianza dello spazio aereo). È inoltre necessario effettuare gli acquisti che risultano indispensabili per raggiungere il livello di equipaggiamento auspicato con l’USEs o che non possono essere rinviati per altri motivi.

Nella seconda fase, prevista negli anni 2020, oltre alla protezione dello spazio aereo la massima priorità sarà accordata alla ciberdifesa. Per ampliare le capacità in ambito ciber occorre in primo luogo incrementare il personale e ridurre il volume degli acquisti di materiale d’armamento. Per quanto riguarda il materiale, si tratta soprattutto di investire periodicamente nella Rete di condotta Svizzera e nei centri di calcolo nonché, parallelamente, in diversi materiali di piccole dimensioni e di importanza secondaria dal punto di vista finanziario.

Nello stesso periodo sarà tuttavia necessario mantenere, rinnovare o sviluppare ex novo non solo numerose capacità delle truppe di terra, ma anche un considerevole ventaglio di altre capacità altrettanto importanti per l’adempimento dei compiti dell’intero esercito. Tra queste figurano in particolare capacità in materia di condotta, acquisizione e scambio di informazioni, guerra elettronica, mobilità aerea e logistica. A ciò si aggiungono investimenti nell’istruzione (per es. simulatori e velivoli d’allenamento per l’istruzione dei piloti) e, non da ultimo, anche nelle munizioni, di cui occorre garantire una riserva sufficiente.

Questo significa che, negli anni 2023–2032, l’esercito dovrà procedere a tagli indipendentemente dalle effettive esigenze, dilatare nel tempo determinati investimenti e rinviare un grande numero di progetti alla terza fase, prevista per il periodo successivo al 2032, dopo che il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo sarà concluso.  

Tenendo conto del fabbisogno complessivo di rinnovamento dell’esercito, ai fini dell’ulteriore sviluppo delle truppe di terra negli anni 2023–2032 saranno a disposizione poco più di 3 miliardi di franchi per crediti d’armamento. Gli investimenti necessari per l’opzione 2, compresi tra 5,5 e 6 miliardi di franchi, potranno quindi essere in parte effettuati solo dopo il 2032.  

Per rimanere entro i limiti del quadro finanziario sarà inevitabile rinviare il mantenimento o l’ampliamento di determinate capacità a dopo il 2032, quando saranno di nuovo disponibili maggiori risorse finanziarie per le truppe di terra. Occorrerà anche dilatare nel tempo alcuni investimenti rinnovando in modo scaglionato i sistemi che raggiungeranno il limite della durata d’utilizzazione a partire dalla metà degli anni 2020. Per coprire gli anni compresi tra la fine della durata d’utilizzazione prevista e la sostituzione dei sistemi saranno necessari programmi di mantenimento del valore. Laddove possibile, tuttavia, bisognerà continuare a utilizzare determinati sistemi – dopo la fine della loro effettiva durata d’utilizzazione – anche senza misure di mantenimento del valore, seppur per un periodo di tempo limitato e mettendo in conto un aumento delle spese d’esercizio nonché una diminuzione dell’efficacia. Occorre comunque considerare che i sistemi d’arma moderni hanno un potenziale notevolmente superiore a quello dei sistemi ormai obsoleti, sia a livello di possibilità di successo dell’impiego sia dal punto di vista economico. In questo contesto è fondamentale seguire attentamente gli sviluppi della tecnologia per individuare tempestivamente eventuali progressi e, di conseguenza, gestire in modo flessibile lo sviluppo delle capacità. Per questo, in alcuni settori, all’inizio conviene acquistare solo un numero ridotto di sistemi moderni, al fine di accumulare esperienza e trovare nel frattempo soluzioni orientate al futuro. Su tale base sarà poi possibile preparare eventuali acquisti futuri di maggiori dimensioni.

A differenza del rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo, il rinnovo dei sistemi al suolo riguarda un periodo di almeno 15 anni e altrettanti crediti d’armamento. Al fine di pianificare le misure per un periodo così lungo sono necessari un orientamento chiaro e, nel quadro delle limitate risorse finanziarie a disposizione, una definizione delle priorità per quanto concerne le capacità da mantenere o da rinnovare in tale lasso di tempo.

La massima priorità è data al mantenimento e allo sviluppo di capacità che consentano di creare una rete integrata di condotta, di sensori e d’efficacia. Essenziali a tal fine sono in particolare la capacità di condotta (compresa la telecomunicazione), le capacità di intelligence e l’interconnessione tra queste componenti e le armi. Senza una condotta integrata interconnessa, le truppe di terra non possono essere impiegate in modo coordinato e, di conseguenza, non sono in grado di produrre un effetto congiunto.

La seconda priorità è l’effetto, in particolare il fuoco. Le truppe di terra devono essere capaci di produrre effetti proporzionati in un contesto complesso, ossia di combattere con precisione contro un avversario a diverse distanze e di evitare danni collaterali.

Infine, la terza priorità è costituita dalla protezione e dalla mobilità: le truppe di terra devono essere in grado di effettuare manovre all’interno del loro settore d’impiego. La mobilità può infatti compensare in parte una protezione limitata. Non in tutte le formazioni è quindi necessario garantire un effetto protettivo elevato contro azioni dirette. Soprattutto alle truppe impiegate in un contesto civile per compiti di protezione e pattugliamento è possibile ridurre la protezione balistica senza correre rischi insostenibili.

Se il tasso di crescita annuo in termini reali fosse inferiore all’1,4 per cento o se nel periodo di tempo in questione venissero ridotte le spese (per es. a seguito di pacchetti di risparmio in caso di squilibrio del bilancio della Confederazione), sarebbero necessari tagli considerevoli, con conseguenze negative sul profilo delle capacità e sull’efficienza dell’esercito.  

Comunicati stampa

Video

Conferenza stampa Consiglio federale 16 maggio 2019