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«Non stiamo esagerando»

Il budget militare salirà a oltre 9 miliardi di franchi entro il 2030: decisamente troppo, pensava il ministro delle finanze Ueli Maurer prima della sua partenza. La responsabile dell'esercito Viola Amherd difende il bilancio e guarda al futuro delle stazioni sciistiche. Ma non solo. blue News ha incontrato la ministra della difesa a margine del WEF di Davos.

19.01.2023 | blue News

Consigliera federale Viola Amherd, Capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Foto: VBS/DDPS, André Scheidegger

 

Intervista: Alex Rudolf, Gil Bieler e Fabienne Berner

Il Governo dovrebbe ripensarci e permettere alla Germania di trasferire munizioni all'Ucraina: è quanto ha chiesto il vicecancelliere tedesco Robert Habeck al WEF. Questa critica aperta l'ha sorpresa?

La Germania ha già espresso più volte e in modo chiaro la sua posizione sulle forniture di munizioni a Kiev. Non è quindi una sorpresa.

Il trasferimento di munizioni è ancora un problema del Consiglio federale?

In Parlamento ci sono diverse mozioni che chiedono di modificare la legge sull'esportazione di materiale bellico. A seconda del loro esito, la questione sarà discussa nuovamente in Consiglio federale. Ma non posso dire quando sarà.

Tutti pensavano che all'inizio del 2023 avrebbe cambiato Dipartimento. Perché invece è restata a capo del DDPS?

Ho deciso con convinzione di continuare a guidare il Dipartimento della difesa, della protezione civile e dello sport (DDPS) perché è molto importante. A maggior ragione ora che c'è di nuovo una guerra sul continente europeo e che l'instabilità sta aumentando in tutto il mondo.

Negli ultimi quattro anni sono stata in grado di abbattere dei paletti importanti, non solo nell'esercito. Nel DDPS si tratta anche di sport, dove siamo riusciti, ad esempio, a creare un ufficio di segnalazione indipendente per le violazioni dell'etica. Ci sono molti argomenti importanti che sono sulla buona strada, ma non sono ancora stati completamente implementati. Voglio continuare a farlo.

I media dipingono un quadro di un Consiglio federale in cui spesso prevale l'antagonismo piuttosto che l'armonia. Lo spirito di squadra non c'è?

All'esterno l'atmosfera del Consiglio federale è apparentemente percepita come meno positiva rispetto all'interno. Lavoriamo bene insieme e andiamo d'accordo anche a livello personale. Siamo in Governo per discutere di questioni controverse. Se qualcuno vuole scrivere un co-rapporto su un affare di un altro membro, allora può e deve farlo: fa parte del sistema e non è uno scandalo.

I due nuovi colleghi, Albert Rösti ed Elisabeth Baume-Schneider, hanno già cambiato l'atmosfera?

I due nuovi arrivati hanno partecipato a una sola riunione del Consiglio federale, ed è stata molto piacevole.

Nuovi jet da combattimento, un aumento significativo del budget militare fino al 2030: la politica Viola Amherd sta approfittando della guerra in Ucraina?

Non direi e sarei cinica. La guerra in Ucraina ha fatto capire ancora una volta che la sicurezza non può essere data per scontata. Vivevamo in un paese di Cuccagna , tutte le guerre erano lontane da noi. Ora abbiamo un conflitto nel nostro continente a causa del quale la gente è costretta a fuggire in Svizzera. La percezione e l'atteggiamento della popolazione sono cambiati. È ormai chiaro a molti che dobbiamo fare qualcosa per la nostra sicurezza e dare un contributo all'architettura della sicurezza europea.

L'architettura della sicurezza europea è una buona parola chiave: il nuovo caccia F-35 può sviluppare tutto il suo potenziale solo in uno sforzo congiunto. Questo acquisto avvicina la Svizzera all'adesione alla NATO?

Abbiamo acquistato l'aereo che offre il miglior rapporto costi-benefici per la Svizzera. La cooperazione con la NATO non è stata il fattore decisivo nella nostra decisione di acquistare l'F-35A. L'adesione alla Nato non è possibile, se non altro per ragioni di neutralità.

Ma in realtà ci sono molti altri Paesi europei che fanno affidamento sull'F-35, come la Germania, i Paesi Bassi, la Danimarca o la Finlandia. Questo è un vantaggio per noi. Collaboriamo già con altri Paesi nel campo dell'aviazione militare, soprattutto con i nostri vicini.

E questa cooperazione deve essere ulteriormente intensificata. Come si può fare senza compromettere la neutralità?

Nel Rapporto sulla politica di sicurezza 21 abbiamo già affermato che la cooperazione con la NATO e l'UE dovrebbe essere approfondita. Esistono varie possibilità per approfondire la cooperazione con la NATO, ad esempio nel settore della sicurezza informatica e in ulteriori esercitazioni militari. Ne ho già parlato con il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg in occasione del WEF dello scorso anno.

La Svizzera deve dire cosa vuole e quale contributo può dare per preservare la neutralità. Ora siamo in procinto di avviare progetti concreti. Incontrerò nuovamente Stoltenberg a marzo. Con l'UE, questi chiarimenti sono più difficili perché non ci sono uffici responsabili dell'intera politica di sicurezza europea.

La guerra in Ucraina ha anche dimostrato come i droni stiano cambiando il modo di combattere. La Svizzera sta ancora aspettando quelli israeliani che ha ordinato. Quanto comporta per noi questo ritardo?

Nel frattempo sono stati consegnati due droni. I test di volo non sono ancora stati completati, ma sono praticamente pronti. Non abbiamo sostenuto alcun costo aggiuntivo a causa del ritardo. Tuttavia, poiché i droni non sono ancora pronti per l'uso, dobbiamo, ad esempio, usare gli elicotteri per la protezione del territorio, il che rappresenta una spesa aggiuntiva.

Entro il 2030, il budget dell'esercito aumenterà fino a 9,4 miliardi. Dove lo sentiranno concretamente gli svizzeri?

Negli ultimi anni abbiamo dovuto rimandare molti progetti previsti per mancanza di fondi. Oltre all'importante settore della sicurezza informatica, in cui sono necessari aggiornamenti, tutti i principali sistemi delle forze di terra raggiungeranno presto la fine del loro ciclo di vita e dovranno essere sostituiti. E naturalmente le comunicazioni: di recente abbiamo visto in Ucraina quanto può essere grave quando i sistemi di comunicazione criptati non funzionano.

Nello specifico: gli svizzeri potrebbero dormire più tranquilli perché la difesa è più moderna?

Sì, perché con i sistemi moderni possiamo garantire una sicurezza ancora maggiore.

L'ex capo del DDPS e ministro delle finanze, Ueli Maurer, riteneva che la somma di denaro per l'esercito fosse esagerata. Avrebbe desiderato un regalo d'addio diverso dal suo collega?

Il suo regalo d'addio andava benissimo. Dopotutto, come ha già detto pubblicamente, pure Ueli Maurer era favorevole all'aumento del budget dell'Esercito.

Anche se ha detto pubblicamente che la Svizzera non può permettersi un tale budget militare?

Nei prossimi anni il bilancio dell'Esercito crescerà in misura maggiore rispetto alle altre voci di bilancio. Quello che non viene preso in considerazione è che nessun budget è cresciuto così poco come quello dell'Esercito negli ultimi dieci anni. Altre aree ne hanno beneficiato e ora l'Esercito deve recuperare.

Inoltre, dobbiamo anche confrontarci con altri Paesi. Il Consiglio federale e il Parlamento hanno deciso di aumentare il bilancio all'1% del nostro prodotto interno lordo entro il 2030. La NATO prevede già che i suoi Stati membri spendano il 2% del PIL per le forze armate. Non stiamo esagerando.

Torniamo a lei. Da un sondaggio condotto in autunno è emerso che è percepita dalla popolazione come amichevole, ma poco influente. Preferirebbe il contrario?

Bisogna prendere queste classifiche con le molle, indipendentemente dal fatto che si occupi uno dei primi o degli ultimi posti. Faccio il mio lavoro nel miglior modo possibile e non mi curo di questi sondaggi.

Vi incontriamo qui a Davos nell'ambito del WEF: il Consiglio federale è rappresentato da una delegazione di sei persone. Cosa dice alle persone che protestano contro il WEF?

Questa è la loro opinione e in Svizzera vige la libertà di espressione. Ma io ho un'opinione diversa. Soprattutto in tempi difficili come quelli attuali, il dialogo è incredibilmente importante.

Al WEF incontrerete anche Albin Kurti, primo ministro del Kosovo. Il conflitto con la Serbia è tornato a farsi sentire di recente. Su quali questioni vi state concentrando?

Questo è un incontro importante per me. Proprio a settembre ho visitato le nostre truppe svizzere in Kosovo e ho già avuto un colloquio bilaterale con Albin Kurti. Abbiamo parlato della situazione in Kosovo e della missione di costruzione della pace della Svizzera. Il programma scade alla fine dell'anno e il Consiglio federale vuole prorogarlo per altri tre anni e ora il Parlamento discuterà e deciderà.

Per inciso, il primo ministro kosovaro ritiene necessario l'impegno della Svizzera. Alla luce delle tensioni in atto da anni, sono d'accordo.

Continueremo a praticare gli sport invernali anche in futuro. Ma le aree più basse avranno problemi.

Un'altra domanda per la ministra dello sport: se lei fosse una sciatrice professionista, molto probabilmente si vedrebbe nel Super-G. Così almeno ha detto in un'intervista. È stata sulle piste quest'anno?

Durante le festività natalizie sono stata almeno sei volte sulle piste dell'Aletsch. Poiché si trova a oltre 2000 metri di altitudine, le condizioni erano ottime.

Per le aree più basse, il cambiamento climatico è stato drammatico. In qualità di ministra dello sport, che cosa sta facendo per garantire che la Svizzera rimanga un paese di sport invernali?

Ad esempio, ho deciso che sosterremo i grandi eventi sportivi solo se saranno organizzati in modo sostenibile e utilizzeranno le infrastrutture esistenti. Sono consapevole che non possiamo salvare il clima globale con questa e molte altre misure, ma almeno possiamo dare un contributo.

Tuttavia, poiché in Svizzera ci sono molte stazioni sciistiche al di sopra dei 2000 metri, continueremo a praticare gli sport invernali anche in futuro. Ma le aree più basse avranno problemi.

Cosa ha provato quando ha visto le immagini della Coppa del Mondo ad Adelboden, cioè una striscia di pista in un prato verde?

Mi sono piaciute le prestazioni degli atleti e la bella atmosfera. Ma naturalmente è più bello quando c'è la neve intorno alla pista durante la gara.


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