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ComunicazioniPubblicato il 3 luglio 2025

«Avevo proprio bisogno di cambiare aria»

Il sergente maggiore capo Manuel Zwicky lavora come capogruppo / capo impiego per la polizia militare servizio di sicurezza di Emmen. Nell’intervista il 35enne di Basilea ci racconta cosa lo appassiona del suo lavoro e perché è passato dalla professione di cuoco a quella di agente della polizia militare.

Comunicazione DDPS, Tanja Rutti

Manuel Zwicky, lei lavora quale capogruppo / capo impiego presso il comando d’impiego della polizia militare servizio di sicurezza a Emmen. Quali compiti svolge questo comando in generale e quali in particolare a Emmen?

Il comando d’impiego PM servizio di sicurezza è responsabile principalmente della protezione delle infrastrutture critiche dal punto di vista militare. Nel mio caso si tratta della protezione dell’aerodromo militare di Emmen.

I miei compiti principali comprendono la pianificazione, la gestione, l’esecuzione e l’elaborazione successiva di azioni di protezione e di sicurezza.
Manuel Zwicky, capogruppo servizio di sicurezza PM

Quali sono i suoi compiti principali?

I miei compiti principali comprendono la pianificazione, la gestione, l’esecuzione e l’elaborazione successiva di azioni di protezione e di sicurezza, ovvero di impieghi per la protezione statica di opere citata oppure anche per pattugliamenti mobili. Può trattarsi, ad esempio, di un normale controllo di polizia di sicurezza nell’ambito del controllo di veicoli e di persone, di trasporti di sicurezza o della protezione di eventi dell’esercito. Inoltre sono formatore e istruttore. Assicuro il mantenimento delle competenze specialistiche e mi occupo della pianificazione della carriera del mio team.

Com’è composto il suo team?

Qui a Emmen dirigo il gruppo 1, composto da collaboratrici e collaboratori a partire dai 20 anni fino al pensionamento.

Lavora anche in altre zone oltre a Emmen?

Il nostro settore d’impiego principale comprende la regione della Svizzera centrale fino al vicino Oberland bernese. Tuttavia, siamo operativi anche in tutta la Svizzera e possiamo essere impiegati anche all’estero per impieghi di breve e media durata, ad esempio per il servizio di promovimento della pace (N.d.R.: Multinational Military Police/KFOR). Inoltre nella polizia militare abbiamo la possibilità di essere trasferiti nella Svizzera romanda o in Ticino per un determinato periodo di tempo per migliorare le nostre conoscenze linguistiche. Ciò rende il lavoro molto variato.

Qual è stato il suo percorso formativo e qual è la sua carriera professionale?

Ho svolto un apprendistato come cuoco e poi mi sono specializzato nella cucina thailandese. Ho lavorato in vari ristoranti asiatici finché un giorno ne ho avuto abbastanza. Volevo assolutamente riorientarmi sul piano professionale e avevo proprio bisogno di cambiare aria. Siccome mi piace viaggiare, mi interessano molto le altre culture e vedevo il mio futuro nell’esercito, mi sono imbattuto nel Centro di competenza SWISSINT. Mi sono annunciato e poi nel 2011 ho prestato un impiego per la KFOR presso la fanteria.

È lì che è nato il suo desiderio di entrare nella polizia militare?

Sì, durante il mio impiego di sei mesi in Kosovo ho condiviso il mio alloggio con un camerata che aveva deciso di sostenere l’esame di ammissione per diventare sottufficiale di sicurezza presso la polizia militare una volta terminato l’impiego. Mi ha parlato con entusiasmo di questo percorso professionale e questo mi ha colpito molto. Dopo il Kosovo sono tornato a casa e ho dapprima ricominciato a lavorare come cuoco. Più avanti ho deciso di candidarmi anch’io al corso di formazione di base di sei mesi per diventare sottufficiale di sicurezza presso la polizia militare. Dopo aver superato l’assessment, ho potuto iniziare la formazione.

Durante la pandemia di coronavirus ho fornito supporto al Corpo delle guardie di confine.
Manuel Zwicky, capogruppo servizio di sicurezza PM

E dopo il corso di formazione di base?

Subito dopo la scuola sono stato incorporato nella Regione PM 2, dove ho raccolto le prime esperienze e ho lavorato per i trasporti di sicurezza, per la protezione di convogli in occasione delle visite di Stato, per il WEF e nell’ambito di impieghi sussidiari a favore della polizia cantonale di Berna, come ad esempio la protezione delle ambasciate. Durante la pandemia di coronavirus ho fornito supporto al Corpo delle guardie di confine.

Com’è arrivato alla sua funzione attuale?

Ben presto ho voluto diventare istruttore e formatore. È qualcosa che mi ha sempre interessato molto. Ho poi completato il perfezionamento per diventare istruttore di tiro presso l’Istituto Svizzero di Polizia e ho fatto le prime esperienze come formatore. Il mio superiore mi ha sempre sostenuto molto e quando è stato pubblicato il bando per il posto di capogruppo mi sono candidato. E ora sono già tre anni e mezzo che ricopro questa posizione.

Cosa le piace in particolare del suo lavoro?

Mi piace soprattutto fungere da intermediario tra il team e i miei superiori e, nella mia funzione di capogruppo e istruttore, essere responsabile dell’ulteriore sviluppo personale del mio team. La promozione delle collaboratrici e dei collaboratori è molto importante per me e cerco di trasmettere i valori dell’Esercito svizzero e una cultura dell’errore aperta. Apprezzo il mio ruolo di leader e di decisore e la responsabilità che ho nei confronti del mio team. È un privilegio per me lavorare per l’esercito e so che il livello di benessere che abbiamo in Svizzera non è scontato. Mi motiva il fatto di poter restituire qualcosa al mio Paese e poterlo fare con il mio lavoro è un altro aspetto che mi piace della mia attività.

Cosa le piace meno, invece?

Dipende dal giorno e dalla forma, ma seguo il principio secondo il quale dobbiamo fare le cose che odiamo come se le amassimo. È tutta una questione di autodisciplina. (ride)

Bisogna sempre essere consapevoli del proprio ruolo di esempio.
Manuel Zwicky, capogruppo servizio di sicurezza PM

Quali sono i presupposti per potere esercitare la sua funzione?

Bisogna sempre essere consapevoli del proprio ruolo di esempio e prenderlo sul serio. Bisogna essere in grado di interagire con le collaboratrici e i collaboratori, di comunicare in modo sincero e aperto e di motivare. E ovviamente lavorare volentieri nell’ambiente militare.

C’è un’esperienza che le è rimasta particolarmente impressa nella memoria?

Ce ne sono molte, ma non riesco a sceglierne una in particolare. Per me sono importanti soprattutto i momenti che ci uniscono tra camerati. Penso ad esempio a impieghi all’estero, in cui si è lontani da casa per mesi e si è sempre a stretto contatto con un collega di lavoro o a impieghi intensi lungo il confine che durano oltre 12 ore e si protraggono per giorni e talvolta anche di notte. In seguito si fa un debriefing con il proprio team e i superiori, si ripercorre l’impiego e si beve una birra in compagnia.

Due comandi diversi

Comando d’impiego della polizia militare

Il comando d’impiego della polizia militare è la formazione di professionisti del comando della polizia militare responsabile del servizio di base e supplementare nell’esercito. Fornisce prestazioni di polizia di sicurezza, di polizia stradale e di polizia giudiziaria. I suoi elementi d’impiego consistono esclusivamente nel personale militare che dispone di un’istruzione di base in materia di polizia e del relativo perfezionamento.

Comando d’impiego della polizia militare servizio di sicurezza

Il comando d’impiego della polizia militare servizio di sicurezza è la formazione di professionisti del comando della polizia militare specializzata nella protezione di infrastrutture critiche dell’esercito nonché nel compimento di azioni di sicurezza e protezione in seno all’esercito. Il comando d’impiego della polizia militare servizio di sicurezza è costituito da personale militare con una formazione di base prevalentemente nell’ambito della polizia di sicurezza.