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La sicurezza energetica non è scontata

L’esercito deve cambiare il proprio modo di pensare sui temi energetici e arrivare anche a produrre la propria energia utilizzando fonti rinnovabili, semplicemente per essere in grado di adempiere in qualsiasi momento al proprio mandato. In questo modo contribuisce anche alla protezione del clima e al raggiungimento degli obiettivi della Strategia energetica 2050, ottenendo al tempo stesso vantaggi militari.

11.10.2021 | Colonnello SMG Martino Ghilardi e Dr. Martin Krummenacher, Dottrina militare

Forschungsprojekt von armasuisse W+T: Leistungsabklärungen zu einer 130-W-Methanol-Brennstoffzelle in witterungsbeständiger isolierter Box.
Forschungsprojekt von armasuisse W+T: Leistungsabklärungen zu einer 130-W-Methanol-Brennstoffzelle in witterungsbeständiger isolierter Box. ©VBS/DDPS

Le ricerche sul clima dimostrano che le ondate di caldo in Europa centrale sono aumentate negli ultimi decenni, diventando sempre più frequenti. Più di una volta le lunghe estati aride hanno ridotto la portata dei corsi d'acqua elvetici. La produzione energetica svizzera, attualmente basata per due terzi sul centrali idroelettriche ad acqua fluente o a bacino, potrebbe quindi risentirne sempre più in futuro. A ciò si aggiunga il maggiore fabbisogno energetico legato alla crescita economica e all'incremento delle tecnologie. La domanda energetica aumenta anche nella popolazione in crescita in tutta Europa e al tempo stesso cambia la modalità di approvvigionamento: grandi quantità di energia servono a rinfrescare le estati sempre più calde e lunghe, mentre negli inverni sempre più caldi e corti se ne utilizza meno, con la conseguenza di forti oscillazioni stagionali.

Sfide importanti

La Svizzera ha un ruolo cruciale in Europa nell’ambito del commercio energetico internazionale ma, al tempo stesso, dipende in modo rilevante dalle importazioni di energia elettrica. Tutto fa pensare quindi che il consumo energetico in rapido aumento supererà in futuro le capacità di produzione e distribuzione europee, con ripercussioni dirette sulla situazione svizzera. Per questo la Svizzera ha un notevole interesse a un coordinamento attento dell’espansione della rete a livello internazionale. Compito per niente facile, però, visti i diversi interessi politici in gioco che complicano l’adozione di accordi specifici e le differenti condizioni finanziarie di partenza dei Paesi interessati. La probabilità di instabilità nell’approvvigionamento, comprese penurie e interruzioni di corrente, è probabilmente destinata ad aumentare.

Garantire il fabbisogno energetico dell’esercito

Gli impieghi dell’esercito svizzero non dipendono solo dal funzionamento della rete di approvvigionamento energetico civile, ma anche dai servizi di molti partner esterni, a loro volta collegati alla stessa rete. Buona parte della manutenzione dei sistemi principali dell'esercito, per esempio, è affidata a partner industriali civili, così come parte dei servizi di base nei settori Aiuto alla condotta e Logistica.

L'esercito è strettamente connesso alla rete energetica civile e le dipendenze esistenti potrebbero costituire un problema in futuro.


In caso di penuria energetica non si possono escludere difficoltà nella distribuzione delle scarse risorse disponibili a soggetti civili e militari nella Rete integrata Svizzera per la sicurezza. Per far funzionare un ospedale con un flusso di energia costante in condizioni di penuria energetica, per esempio, occorrerebbe interrompere la corrente nella zona confinante. Questo nonostante le disposizioni giuridiche vigenti che dovrebbero garantire la priorità dell’approvvigionamento energetico alle forze militari impiegate in loco. Una situazione di penuria energetica potrebbe quindi compromettere il mantenimento della prontezza all'impiego dell’esercito. Ciò significa che l’esercito deve adottare misure atte a garantire il proprio approvvigionamento energetico in situazioni di questo tipo.

Il fabbisogno energetico dell’esercito può essere assicurato sul lungo periodo con la produzione autonoma e sostenibile.


In caso di necessità, l’esercito deve poter produrre autonomamente l’energia necessaria. Solo così potrà garantire sempre la prontezza, a prescindere dalla situazione energetica nazionale e internazionale. La sicurezza energetica costituisce quindi un presupposto essenziale per l’adempimento dei compiti dell'esercito e consente inoltre all’esercito di prestare un importante contributo per il raggiungimento degli obiettivi climatici e l’attuazione della Strategia energetica 2050.

Produzione autonoma decentralizzata come possibile obiettivo futuro

La sicurezza energetica del Paese è un fattore strategico rilevante per la politica della sicurezza. I quattro orientamenti principali della Strategia energetica 2050 della Confederazione, che si affiancano a misure di protezione del clima, consentono di fissare obiettivi in larga parte coerenti con gli interessi militari.

Misure relative alle reti elettriche consentirebbero inoltre di raggiungere contemporaneamente diversi obiettivi: in questo modo la futura apertura completa del mercato dell'energia elettrica permetterebbe di distribuire con maggiore facilità l’elettricità prodotta localmente. Insieme a una gestione intelligente della rete, si potrebbero quindi compensare picchi nella domanda e nella produzione, ridurre le perdite dalla rete e promuovere il decentramento, a vantaggio anche dell’esercito. Grazie a queste misure, infatti, l’esercito potrebbe svolgere o svolgere meglio i propri compiti futuri, ottenendo al tempo stesso vantaggi militari. Di conseguenza l’esercito ha un forte interesse a partecipare allo sviluppo costante di una rete nazionale a maglie strette della produzione energetica locale decentralizzata.

Mentalità militare sostenibile

Lo stoccaggio a lungo termine di eccedenze energetiche potrebbe inoltre fornire anche, a titolo esemplificativo, energia per gli impianti elettrici dei sistemi mobili o a carburante per la mobilità via terra o aria, contribuendo contemporaneamente alla riduzione delle emissioni di CO2. La collaborazione con partner civili nazionali e l’impiego di energie rinnovabili ridurrebbero non da ultimo anche la dipendenza dall’estero, un obiettivo in linea con gli interessi strategici della Svizzera. Pensare all’energia in modo sostenibile non è in contrasto con la mentalità militare, anzi: si tratta di due modi di pensare che si integrano.