print preview

Rapporto sulla politica di sicurezza 2016

Il Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 analizza il contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera e i suoi sviluppi futuri.
Il Rapporto sulla politica di sicurezza 2016 analizza il contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera e i suoi sviluppi futuri.


Panoramica

L’ultimo rapporto sulla politica di sicurezza risale al 2010. Da allora vi sono stati cambiamenti incisivi nel contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera. Il Consiglio federale ha quindi deciso di far elaborare un nuovo rapporto sulla politica di sicurezza della Svizzera. Il progetto di nuovo rapporto è stato approvato dal Consiglio federale il 24 agosto 2016 e sarà trasmesso al Parlamento affinché ne prenda atto e ne discuta. Il Consiglio degli Stati ha presso atto del Rapporto il 13 marzo 2017 e il Consiglio nazionale ne ha preso atto il 21 settembre 2017.

Il nuovo rapporto sulla politica di sicurezza comprende una descrizione dettagliata del contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera, in cui sono analizzati i cambiamenti, in parte incisivi, avvenuti negli ultimi cinque anni. Su questa base il documento delinea l’orientamento fondamentale della strategia svizzera in materia di politica di sicurezza dei prossimi anni e descrive i contributi concreti dei singoli strumenti della politica di sicurezza alla prevenzione e alla lotta contro le minacce e i pericoli. Il documento si occupa inoltre della collaborazione nell’ambito della Rete integrata Svizzera per la sicurezza nonché della condotta in materia di politica di sicurezza e della gestione delle crisi nel nostro Paese.

FAQ

In generale

Il motivo principale risiede nei cambiamenti, in parte incisivi, che si sono verificati nel contesto in materia di politica di sicurezza del nostro Paese dal 2010 (guerra in Ucraina, l’ascesa dell’organizzazione terroristica «Stato islamico», le cyberminacce ecc.). Nel nuovo rapporto l’accento è posto quindi sull’analisi del contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera. Il rapporto contiene un’analisi dettagliata e complessiva della situazione (tendenze globali, minacce e pericoli per la Svizzera), illustra le ripercussioni sulla politica di sicurezza svizzera e come quest’ultima intende impiegare i propri strumenti in materia di politica di sicurezza.

Il Consiglio federale pubblica regolarmente rapporti sulla politica di sicurezza della Svizzera. L’ultimo rapporto risale al 2010. Lo scopo di questi rapporti è analizzare il contesto in materia di politica di sicurezza del nostro Paese e su questa base definire l’orientamento e gli strumenti della politica di sicurezza per gli anni a venire. Non esistono direttive per l’allestimento di tali rapporti. Spetta al Consiglio federale decidere quando e con quale frequenza pubblicare questi rapporti.

Per elaborare questo rapporto il Consiglio federale ha istituito un ampio gruppo di lavoro. La responsabilità spetta, come di consueto per quanto riguarda i rapporti sulla politica di sicurezza, al DDPS. Nel gruppo di lavoro erano rappresentati tutti i dipartimenti federali, la Cancelleria federale nonché conferenze e organi specialistici cantonali. Pur trattandosi di un rapporto del Consiglio federale, è ampiamente sostenuto e consolidato.

Qui di seguito gli strumenti e i mezzi veri e propri per l’attuazione della politica di sicurezza: politica estera, esercito, protezione della popolazione, Servizio delle attività informative, politica economica (soprattutto l’approvvigionamento economico del Paese), Amministrazione delle dogane (soprattutto il Corpo delle guardie di confine), polizia e protezione civile. Essi forniscono contributi alla prevenzione, alla difesa e alla gestione delle minacce e dei pericoli per la Svizzera.

Il rapporto sarà trasmesso al Parlamento affinché ne prenda atto e ne discuta. Per il Consiglio federale il rapporto costituisce il documento fondamentale per l’impostazione della politica di sicurezza dei prossimi anni.

Contenuti

Rispetto al 2010 il rapporto illustra i cambiamenti radicali nel contesto in materia di politica di sicurezza della Svizzera. Tra questi rientrano il drastico deterioramento dei rapporti tra l’Occidente e la Russia (in seguito alla crisi in Ucraina), l’aggravarsi della minaccia rappresentata dal terrorismo islamista e l’entità delle attività illegali e degli abusi nel cyberspazio. Una nuova particolare sfida è costituita dalla concatenazione di minacce. Le minacce spesso non si presentano da sole, ma in combinazione e possono rafforzarsi vicendevolmente (ad es. catastrofi naturali, perturbazioni dell’approvvigionamento, turbamento della sicurezza pubblica). Di ciò si tiene già conto nelle rispettive esercitazioni.

Il rapporto riunisce sei minacce e pericoli: acquisizione illegale e manipolazione di informazioni, terrorismo ed estremismo violento, attacco armato, criminalità, perturbazioni dell’approvvigionamento, catastrofi e situazioni d’emergenza (comprese ad es. le pandemie, i mutamenti climatici). Oltre alla descrizione delle singole minacce e dei singoli pericoli, dal rapporto emerge anche che in particolare la loro combinazione e concatenazione nella realtà rappresenta una sfida particolare. Il rapporto giunge alla conclusione che la situazione è diventata sempre più complessa, confusa e imprevedibile rispetto al rapporto 2010.

L’orientamento tematico della strategia si basa su tre concetti chiave. Come sinora, il primo concetto chiave è la cooperazione (nel Paese e all’estero), a cui si sono aggiunti l’autonomia e l’impegno. Nella realtà la lotta contro le minacce e i pericoli richiede un mix tra questi tre elementi, sebbene le priorità possano essere differenti. Vi sono minacce dove l’aspetto dell’autonomia è predominante (ad es. esercito e difesa da un attacco armato); in altri casi si punta invece maggiormente sulla cooperazione (ad es. politica estera o lotta al terrorismo). Per quanto riguarda la descrizione della strategia, si distingue inoltre maggiormente tra le singole fasi della prevenzione, della difesa e della gestione necessarie per una lotta efficiente ed efficace delle minacce e dei pericoli.

Il concetto di difesa è un po’ più ampio rispetto al passato. Non s’intende più soltanto la difesa da un attacco militare al confine. Viste le mutate forme di conflitto, un attacco armato non deve più necessariamente provenire dall’esterno ed essere compiuto da formazioni militari convenzionali. Sono ipotizzabili anche altri scenari dove una minaccia è così grande e acuta per un Paese che, de facto, equivale a un attacco armato e l’esercito deve essere impiegato per la difesa. Dal rapporto emerge quindi che in seguito alle mutate forme di conflitto anche il concetto di difesa deve essere adeguato.

Il rapporto delinea quali adeguamenti e misure a lungo e medio termine sono necessari per i singoli strumenti o che sono già avviati, affinché anche in futuro si possano fornire le prestazioni richieste. Il rapporto giunge alla conclusione che in parte sono già state avviate misure, le quali, vista la situazione di minaccia, vanno nella giusta direzione. Ciò vale, ad esempio, per il rafforzamento del Servizio delle attività informative tramite una nuova legge e l’aumento del personale oppure per l’ulteriore sviluppo dell’esercito grazie al quale saranno migliorati la prontezza all’impiego, l’equipaggiamento e l’istruzione.

Se si considerano le prestazioni fornite dall’esercito per l’intera gamma di minacce è possibile estrapolare chiaramente quali siano le priorità: in considerazione di una situazione di minaccia diffusa e imprevedibile, l’esercito deve poter essere impiegato in modo rapido e polivalente; ciò significa che deve essere ben istruito ed equipaggiato. Questi sono anche i punti fondamentali dell’ulteriore sviluppo dell’esercito (USEs): aumento della prontezza all’impiego, ammodernamento e completamento dell’equipaggiamento e miglioramento dell’istruzione pratica. Con l’attuazione dell’USEs l’esercito prosegue sulla via dettata dalla situazione di minaccia e definita nel presente rapporto. I lavori concernenti i relativi documenti si sono svolti in parte parallelamente. In questo modo le informazioni tratte dall’analisi delle minacce nel nuovo rapporto sulla sicurezza hanno potuto essere integrate anche nei lavori per l’USEs. Questo rapporto non intende provocare un’ulteriore riforma dell’esercito.

La politica di sicurezza è un compito congiunto. Ciò è particolarmente importante in un Paese fortemente decentralizzato come la Svizzera: la politica di sicurezza e la sicurezza sono realizzabili unicamente con una stretta collaborazione e un intenso coordinamento. Senza i Cantoni e le città la Confederazione non è in grado di portare avanti una politica di sicurezza ragionevole ed efficace; e viceversa. Pertanto non è ragionevole portare avanti politiche di sicurezza federali e cantonali separate. In Svizzera c’è posto per un unica politica di sicurezza elaborata e sostenuta da Confederazione, Cantoni e Comuni.

Il progetto di rapporto è stato posto in consultazione da novembre 2015 a marzo 2016. In generale il rapporto ha suscitato reazioni positive da parte della maggior parte dei partecipanti alla consultazione, in particolare dai Cantoni. Ci sono tuttavia state anche delle critiche, in alcuni casi anche dei rifiuti. Il rapporto è stato quindi adeguato in modo puntuale. Sono state effettuate in particolare modifiche e aggiornamenti concernenti i temi «terrorismo» e «migrazione». Sono inoltre state precisate e sviluppate ulteriormente la descrizione della strategia in materia di politica di sicurezza e la necessità di adeguamento per quanto riguarda i singoli strumenti.

Il Consiglio federale rimane dell’opinione che al proprio livello non siano necessarie strutture permanenti (per ogni tipo di crisi). Il Consiglio federale non lo ritiene opportuno. A seconda delle crisi e dei temi, per la loro gestione saranno determinate ad-hoc le responsabilità e la composizione degli stati maggiori di crisi. Ciò corrisponde anche alle esperienze maturate in occasione delle ultime grandi esercitazioni a livello di Confederazione.

La fase di test della Rete integrata Svizzera per la sicurezza è conclusa. Dal rapporto emerge che questo tipo di stretta collaborazione istituzionalizzata tra Confederazione e Cantoni ha dato buona prova di se; anche una valutazione esterna, i cui risultati sono stati inclusi nel rapporto, è arrivata alla medesima conclusione. La Rete integrata Svizzera per la sicurezza sarà mantenuta e sottoposta a determinati adeguamenti puntuali illustrati anche nel rapporto.

Scadenziario

Scadenziario

Scadenziario
Passo Data
Mandato del Consiglio federale per il rapporto sulla politica di sicurezza 1 maggio 2013
Il Consiglio federale approva il progetto di rapporto 11 novembre 2015
Procedura di consultazione dall’11 novembre 2015 al 4 marzo 2016
Il Consiglio federale prende atto dei risultati della consultazione e incarica il DDPS di adeguare il rapporto 18 maggio 2016
Approvazione e pubblicazione del rapporto 24 agosto 2016
Dibattiti parlamentari 2016/2017 

News

Articoli


Parlamento

Titolo Tipo Presentato da
La politica di sicurezza della Svizzera. Rapporto Oggetto del Consiglio federale